venerdì 23 dicembre 2011

ELKA Consolette (1971) - Parte Terza

Non bene!
Ho tra le mani un organo elettronico ELKA presumibilmente del 1971 e sono riuscito a ripristinare l'alimentazione e lo stadio di amplificazione senza troppe difficoltà. Durante la pulizia dei contatti azionati dalla tastiera mi sono reso conto che qualcosa non va per il verso giusto, comincio a dubitare che possa esserci un guasto sulla matrice o sugli oscillatori(ELKA Consolette (1971) - Parte Seconda)

DUBBI
Non conosco  nel dettaglio il modello di organo che ho davanti a me, sto per intervenire sulla parte più delicata dello strumento e le informazioni reperibili online sono riferite ad altri modelli più blasonati o semplicemente più diffusi. Se fino ad ora è stata una passeggiata, qui comincia la strada tortuosa, in salita e con qualche biforcazione!
Sta di fatto che qualsiasi ragionamento resta fine a se stesso dato che le variabili in gioco sono troppe... almeno per me. Faccio qualche ricerca, riprovo a suonare l'organo e decido di fare un passo avanti in una direzione ben precisa.

OSCILLATORI
Anche qui l'approccio modulare utilizzato in fase di progettazione/realizzazione mi è di estremo aiuto. Mi rendo conto che la causa di tasti muti o malfunzionanti su diverse ottave è imputabile al corrispondente modulo-oscillatore inserito nell'apposita sede.
Potrebbe essere una buona notizia se conoscessi il tipo di oscillatore; purtroppo così non è, l'entusiasmo dovuto ad un eccesso di ottimismo viene frenato in breve tempo. Inoltre la presenza di componenti non molto diffusi sembra intimarmi di stare lontano. Mi ritrovo quindi per l'ennesima volta in fase di stallo!

Decido di tracciare una bozza dello schema elettrico facendo attenzione alle sollecitazioni meccaniche (per via dei transistor con reofori corrosi e della grossa induttanza) e alle cariche elettrostatiche sperando che il peggio non sia già accaduto.

Il prima bozza è qualcosa di orrendo! Così com'è difficilmente potrà essermi di aiuto. Ricontrollo nuovamente, apporto alcune correzioni e comincia a delinearsi davanti ai miei occhi una sorta di oscillatore ibrido (variante di Hartley o di Armstrong) accompagnato da un dispositivo Motorola con case metallico.
Il modulo preposto alla generazione del LA# torna a funzionare dopo aver sostituito un FS33805 con un banale 2N2222A (hFE pari a circa 180). La frequenza generata e l'intensità sono in linea con quanto prodotto dagli altri oscillatori. Tutto sommato anche un leggero scarto sarebbe un gran bel risultato tenendo conto degli anni trascorsi.


Purtroppo sulla scheda del SI le cose non sembrano andare così bene come nell'altra. Con molta probabilità ad essere passato a miglior vita è il dispositivo Motorola siglato MC1125G. Dopo alcune ricerche abbastanza infruttuose ho racimolato solo scarse informazioni:
un flip-flop quadruplo introvabile del quale non conosco specifiche e piedinatura... un'altra rarità!

Contemporaneamente alla ricerca del pezzo parte un'opera di reverse engineering a doppia finalità: comprendere quanto più possibile il funzionamento dell'intero modulo-oscillatore e, a mali estremi, replicare il lavoro svolto dal dispositivo Motorola.
Torno sull'organo per effettuare delle misure nella speranza aiutino a delineare il quadro d'insieme confermando le mie ipotesi. Sempre più mi convinco che il compito del vecchio integrato possa essere la divisione in frequenza di tipo asincrona. In pratica "scopro l'acqua calda" nel mondo degli organi elettronici!
Parallelamente a queste mie convinzioni si affiancano pareri di chi asserisce che, in mancanza dell'MC1125G, questo vada sostituito con un "equivalente" (??) del quale so ben poco o nulla. Addirittura viene ventilata la possibilità che l'organo sia stato prodotto (o già riparato!!) con una sostituzione dell'equivalente in favore del dispositivo Motorola tanto desiderato. Cioè l'organo originariamente monterebbe un pezzo "più evoluto" di quello che ho tra le mani?!?... uhm...
Se per il pezzo originale (MC1125G) varrebbe la pena spendere alcune decine di euro e rischiare di ricevere una patacca, lo stesso rischio non lo trovo giustificato per per un equivalente altrettanto costoso e che forse dovrei anche adattare al modulo.
Un po' per necessità, un po' per sfida, decido di tentare la riparazione con componenti facilmente reperibili con l'obiettivo di ottenere un risultato soddisfacente con modifiche reversibili al modulo-oscillatore. Decido cioè di sfruttare i fori e le piste già presenti anche come supporti per una piccola scheda che ospiterà i nuovi componenti.
Ovviamente prima di passare alla realizzazione vera e propria spulcio i datasheet e verifico in linea di principio, con semplici calcoli, se possa generarsi uno scarto in frequenza apprezzabile nel caso in esame. Fatto ciò porto l'oscillatore sul banco di lavoro collegandolo ad un prototipo realizzato su breadboard e alimento il tutto con tensioni compatibili a quelle riscontrate sull'organo. Dopo alcuni tentativi non perfettamente riusciti (a causa di alcuni collegamenti errati) riesco ad ottenere ciò che avevo in mente.
Fisso in maniera stabile alcuni collegamenti ansioso di testare il tutto sull'organo: FUNZIONA!!!
Come da ipotesi fatte lo scarto in frequenza non è rilevabile nemmeno dall'accordatore; è andata alla grande! Assemblo il "mostro" cercando di non farmi prendere dalla fretta, lo aggancio attraverso conduttori di rame saldati a fori su piste non utilizzate e ricontrollo quasi incredulo che tutto funzioni.
Che soddisfazione! Ho ridato vita ad uno strumento destinato al bidone della spazzatura!


Un ringraziamento a:
Thanks to:

ELKA Consolette (1971) - Parte Seconda

Bene! Faccio il punto della situazione.
Ho tra le mani un organo elettronico ELKA presumibilmente del 1971 e sono riuscito a ripristinare l'alimentazione e lo stadio di amplificazione senza troppe difficoltà. (ELKA Consolette (1971) - Parte Prima)

RIVERBERO
Da buon "reverberomane" che sono la tentazione di smanettare o intervenire sulla relativa scheda è forte. Allo stesso tempo il fatto che funzioni però è sufficiente a frenarmi; al massimo proverò ad agire successivamente su i trimmer dato che per un organo mi sembra eccessivo il livello di segnale inviato alle molle.


TASTIERA E CONTATTI
Qui arriva la parte più onerosa in termini di tempo e che richiede non poca attenzione nel compiere manovre.
Ad ogni tasto corrispondono quattro terminali metallici molto sottili, una sorta di aghi azionati meccanicamente dal tasto stesso e collegati sulla matrice di resistenze e diodi. Ogni terminale metallico (o ago) è inserito tra due guide metalliche che scorrono orizzontalmente in modo che l'ago possa compiere movimenti orizzontali operando così la commutazione.
Dato che l'organo in questione possiede quattro ottave è consolante sapere di dover controllare e pulire solo:

4 x 12 x 4 = 192 contatti... che diventano 384 se si tiene conto della doppia guida in cui è inserito ogni ago!


Ok, ma come pulire in maniera efficace senza usare nessuno spray e soprattutto senza piegare o spezzare i lunghi aghi metallici?? La risposta è semplice, chiedetelo ad una donna o a chi tiene molto alla cura personale!
Abbasso quindi tutte le levette della consolle dopo aver disincrostato i relativi contatti e comincio un'opera da artigiano. In effetti è un lavoro metodico che, se affrontato con lo spirito giusto, può risultare anche rilassante.
Piano piano, contatto dopo contatto, i tasti tornano a funzionare in maniera decisa. Uno di questi ha gli aghi letteralmente storti al punto da produrre la nota non appena i contatti sono tornati a condurre. Con un po' di pazienza sistemo anche loro.
Purtroppo mi rendo conto che qualcosa non va: alcuni tasti sembrano non produrre nessun suono o non funzionano come dovrebbero.
A questo punto, preso da un leggero sconforto, non so quale sia il male minore tra un guasto sulla matrice ed uno sugli oscillatori!

ELKA Consolette (1971) - Parte Terza

mercoledì 21 dicembre 2011

ELKA Consolette (1971) - Parte Prima

Non so se abbia molto senso scrivere di una riparazione su un blog che per molto tempo è stato un raccoglitore di pensieri piuttosto che di articoli tematici. A questo si aggiungono la polvere (metaforica) accumulata, l'incuria e il disinteresse generato dalle varie piattaforme di social-networking.
Proprio il crescente numero di queste e il loro monopolizzare indirettamente ciò che chiamiamo tempo, mi ha spinto verso una riflessione. Se già nella vita reale è difficile sdoppiarsi, triplicarsi, fare di se stesso un individuo presente in più contesti, quasi a sostenere la necessità di sentirsi in qualche modo presente e lasciare memoria di se, nella rete è ancora più difficile ed oneroso in termini di tempo... azzarderei insostenibile.

Forse proprio per questo motivo, la mia voglia di pubblicare qualcosa unita alla sana soddisfazioni di ciò che si è riuscito a realizzare (anche con l'ausilio della rete ma con l'impegno e il tempo speso fuori dal social network) mi spingono nuovamente verso il blog visto come luogo contenitivo non dispersivo.
Potrei aprire un nuovo blog, tentare di arginare e confluire una parte di me in un contenitore opportuno ma per il momento preferisco lasciare qui nel "calderone".
Dopo questa premessa meglio andare al sodo!

ELKA Consolette del 1971!... e da dove spunta fuori?!?... dalla stanza delle meraviglie di un rigattiere in cambio di vecchiume. La permuta che ha visto protagonista un mio amico probabilmente deve essersi conclusa con qualcosa come "male che va sarà comunque un bel mobile!"; il che non deve essere proprio il massimo per uno strumento, un organo elettronico nello specifico, di 40 anni portati bene esteticamente e dal marchio evocativo di un passato glorioso dell'Italia che fu.
Ricevo lo strumento dal mio amico con la rassicurazione del rigattiere che potesse trattarsi di qualche semplice saldatura... ed infatti non era così!
Nonostante il sentore accetto anche un po' per amor di patria come quando, due anni fa, decisi di "salvare" una chitarra Crucianelli della prima metà degli anni '60 destinata probabilmente al bidone della spazzatura.
Come già ribadito, esteticamente non presenta danni evidenti tant'è che la tastiera e la consolle sono integri, il mobile con qualche graffio vistoso solo nella parte superiore (e qualche tarlo in quella inferiore) ma tutto sommato in buono stato. La placca in metallo sul retro non mi ha fornito molte indicazioni utili nella ricerca preventiva di informazioni; all'interno dell'organo, apposto sul legno nudo, un timbro che dovrebbe datare lo strumento al 29 Marzo 1971.



Dopo la classica sostituzione del fusibile interrotto, come da copione, l'unico segno di vita all'accensione è la spia rossa sulla consolle e nulla più... bene!
Fortunatamente la progettazione e realizzazione elettronica fortemente modulare dell'epoca facilita la prima fase di ricerca dei guasti.

ALIMENTAZIONE
Una delle schede dedicate all'alimentazione ha un diodo zener in corto e un transistor bruciato. Se da una parte mi rassicura facendo ben sperare per una riparazione facile e veloce, la necessità di sostituire vecchi componenti difficilmente reperibili in breve tempo (o irreperibili) unita ad alcuni segni inequivocabili di precedenti riparazioni, cominciano ad alimentare il dubbio se sia conveniente o meno procedere con la sostituzione utilizzando unicamente componenti dell'epoca. Ad esempio lo stesso zener 1Z22T10 è quasi introvabile e il suo acquisto non darebbe nessuna certezza; potrebbe esserci un guasto su altri stadi che richiederebbe con molta probabilità un altro ordine di altri "cimeli" con dilatazione di tempi e delle spese.
Come se non bastasse inizio a sospettare che le ultime riparazioni abbiano fatto qualche danno di troppo e che l'organo sia destinato al silenzio per sempre!
Quindi decido per l'approccio possibilmente non invasivo utilizzando a mali estremi componenti già in mio possesso o facilmente reperibili rivalutando eventualmente in un secondo tempo le soluzioni adottate.
Le prime sostituzioni vedono uscire 1Z22T10 in favore di uno zener da 22V di potenza opportuna mentre il BC108 lascia spazio ad un BC107 (basta controllare i datasheet per convincersi). I risultati arrivano: l'alimentatore torna a funzionare ma regna ancora il silenzio!


AMPLIFICATORE
A questo punto mi chiedo come mai non si senta assolutamente nulla dai due coni che fanno bella presenza all'interno dell'organo. Niente di niente, nessun rumore, nemmeno il tipico "soffio". Preoccupato per lo stato di salute dei coni decido di scollegarli e controllare se siano disgraziatamente interrotti. Scongiurata questa ipotesi collego al loro posto delle casse non altrettanto preziose.
Un po' confuso comincio ad osservare i vari componenti notando alcuni condensatori elettrolitici rigonfi sia nello stadio di amplificazione che nell'alimentazione. E se fosse anche quest'ultima a non funzionare correttamente proprio a causa di condensatori ad esempio in perdita? Strano dovrei sentire comunque qualcosa in uscita dall'amplificatore.
Per togliermi il dubbio e lavorare comodamente, mi armo di santa pazienza annotando i collegamenti esistenti sperando di poter quanto prima riportare l'amplificatore in sede. In effetti sul banco di lavoro, oltre a poter utilizzare un alimentatore separato (che lavori con tensioni compatibili a quelle riscontrate sull'alimentatore dell'organo... purtroppo non ho nessuna certezza che siano poi effettivamente quelle giuste), diventa più facile ispezionare i componenti ed eventualmente dissaldare per alcuni test o misure. Ne viene fuori che più di qualche condensatore elettrolitico ha i terminali sufficientemente corrosi da determinare falsi contatti; per farla breve alcuni sono praticamente interrotti e vanno sostituiti. Stesso discorso per altri che ormai non hanno più nulla di elettrolitico se non il nome! (In poco tempo realizzo che probabilmente tale strategia andrà estesa all'alimentatore.)
Durante il giro di ronda mi accorgo che l'erosione, e forse qualche mano maldestra, hanno spezzato un reoforo di un transistor AC181 in prossimità del package.
Per niente intenzionato ad attendere l'arrivo di condensatori esteticamente in linea con quelli originali, saldo in maniera provvisoria ciò che ho a disposizione provvedendo anche al rimpiazzo dell'AC181 (pilota del finale). Tra il mio piccolo esercito di transistor al germanio di tipo NPN la scelta ricade su quello con minore corrente di perdita ed un hFE tra 150 e 200 ovvero un NTE103A nuovo di zecca. Un pezzo raro dato che la maggior parte di questi presenta correnti di perdita sostenute e hFE spesso inferiore a 100.
Riprovo ad alimentare l'amplificatore, fornisco un segnale in ingresso... funziona! Non bene ma funziona!
Torno all'organo, ricollego i cavi e comincio a pigiare i tasti. Molti di questi hanno evidentemente contatti ossidati e malfunzionanti rendendo leggermente complicata la ricerca del guasto sullo stadio amplificatore. Fortunatamente qualche tasto non presenta incertezze risparmiandomi così di dover smontare nuovamente la scheda per portarla sul banco di prova.
I due transistor AD149 dello stadio finale scollegati e testati con il multimetro assomigliano piuttosto a delle resistenze collegate a stella! Tra la scorta di transistor recupero due AD149, testo anche loro ed incrocio le dita...
Funziona! Comincio a sperare nuovamente!



ELKA Consolette (1971) - Parte Seconda

lunedì 12 ottobre 2009

Calimero

Ogni tanto si sente ancora parlare del piccolo pulcino nero (almeno all'apparenza) che girovagava alla ricerca della sua mamma e, molto probabilmente aggiungo io, della sua identità.
Non so come ma ho pensato a questo piccolo personaggio senza l'aiuto evocativo di TV o internet, mi sono ricordato della sua espressione triste e afflitta, delle peripezie, del finale distensivo e "chiarificatore"...la soluzione a portata di mano, semplice, efficace e alquanto banale!
Non c'è voluto molto, in pochi istanti ho maturato l'idea di essere stato per parecchio tempo un po' come il pulcino nero, alternando la ricerca di un perché a rassegnazione, fino all'accettazione di tante "singolarità", di un "Me fatto così punto"...poi qualcuno come l'olandesina ha svelato il mistero:

«Tu non sei scemo, sei solo sporco...»

giovedì 8 ottobre 2009

Tequila!!!...no, Birra...

Grazie a Chi ha architettato il piano, grazie a chi è stato lì e che solo per la propria faccia sorridente meriterebbe un abbraccio, una pacca sulla spalla, un gesto sincero, una parola di conforto, un bacio, l'affetto e la stima di un amico!

ps: ripensandoci bene se avessi potuto scegliere un brano da inserire come sottofondo avrei scelto "Tequila!"

martedì 8 settembre 2009

Quasi fosse un poliziesco...

Quasi fosse un poliziesco, tra piccole riflessioni e soddisfazione, ripongo in archivio dubbi, frustrazioni e cavilli.
Mi accompagna un motivetto nella mente e come al solito non posso che adattarlo al contesto:

"Ho messo via un bel faldone che prima o poi basta così ..."

venerdì 31 luglio 2009

John Barleycorn Must Die ...

C'è chi sceglie uno pseudonimo per una ragione ben precisa...
e c'è chi molto più semplicemente crede di conoscere tale ragione!