Ho tra le mani un organo elettronico ELKA presumibilmente del 1971 e sono riuscito a ripristinare l'alimentazione e lo stadio di amplificazione senza troppe difficoltà. Durante la pulizia dei contatti azionati dalla tastiera mi sono reso conto che qualcosa non va per il verso giusto, comincio a dubitare che possa esserci un guasto sulla matrice o sugli oscillatori. (ELKA Consolette (1971) - Parte Seconda)
DUBBI
Non conosco nel dettaglio il modello di organo che ho davanti a me, sto per intervenire sulla parte più delicata dello strumento e le informazioni reperibili online sono riferite ad altri modelli più blasonati o semplicemente più diffusi. Se fino ad ora è stata una passeggiata, qui comincia la strada tortuosa, in salita e con qualche biforcazione!
Sta di fatto che qualsiasi ragionamento resta fine a se stesso dato che le variabili in gioco sono troppe... almeno per me. Faccio qualche ricerca, riprovo a suonare l'organo e decido di fare un passo avanti in una direzione ben precisa.
OSCILLATORI
Anche qui l'approccio modulare utilizzato in fase di progettazione/realizzazione mi è di estremo aiuto. Mi rendo conto che la causa di tasti muti o malfunzionanti su diverse ottave è imputabile al corrispondente modulo-oscillatore inserito nell'apposita sede.
Potrebbe essere una buona notizia se conoscessi il tipo di oscillatore; purtroppo così non è, l'entusiasmo dovuto ad un eccesso di ottimismo viene frenato in breve tempo. Inoltre la presenza di componenti non molto diffusi sembra intimarmi di stare lontano. Mi ritrovo quindi per l'ennesima volta in fase di stallo!
Decido di tracciare una bozza dello schema elettrico facendo attenzione alle sollecitazioni meccaniche (per via dei transistor con reofori corrosi e della grossa induttanza) e alle cariche elettrostatiche sperando che il peggio non sia già accaduto.
Il prima bozza è qualcosa di orrendo! Così com'è difficilmente potrà essermi di aiuto. Ricontrollo nuovamente, apporto alcune correzioni e comincia a delinearsi davanti ai miei occhi una sorta di oscillatore ibrido (variante di Hartley o di Armstrong) accompagnato da un dispositivo Motorola con case metallico.
Il modulo preposto alla generazione del LA# torna a funzionare dopo aver sostituito un FS33805 con un banale 2N2222A (hFE pari a circa 180). La frequenza generata e l'intensità sono in linea con quanto prodotto dagli altri oscillatori. Tutto sommato anche un leggero scarto sarebbe un gran bel risultato tenendo conto degli anni trascorsi.
Purtroppo sulla scheda del SI le cose non sembrano andare così bene come nell'altra. Con molta probabilità ad essere passato a miglior vita è il dispositivo Motorola siglato MC1125G. Dopo alcune ricerche abbastanza infruttuose ho racimolato solo scarse informazioni:
un flip-flop quadruplo introvabile del quale non conosco specifiche e piedinatura... un'altra rarità!
Contemporaneamente alla ricerca del pezzo parte un'opera di reverse engineering a doppia finalità: comprendere quanto più possibile il funzionamento dell'intero modulo-oscillatore e, a mali estremi, replicare il lavoro svolto dal dispositivo Motorola.
Torno sull'organo per effettuare delle misure nella speranza aiutino a delineare il quadro d'insieme confermando le mie ipotesi. Sempre più mi convinco che il compito del vecchio integrato possa essere la divisione in frequenza di tipo asincrona. In pratica "scopro l'acqua calda" nel mondo degli organi elettronici!
Parallelamente a queste mie convinzioni si affiancano pareri di chi asserisce che, in mancanza dell'MC1125G, questo vada sostituito con un "equivalente" (??) del quale so ben poco o nulla. Addirittura viene ventilata la possibilità che l'organo sia stato prodotto (o già riparato!!) con una sostituzione dell'equivalente in favore del dispositivo Motorola tanto desiderato. Cioè l'organo originariamente monterebbe un pezzo "più evoluto" di quello che ho tra le mani?!?... uhm...
Se per il pezzo originale (MC1125G) varrebbe la pena spendere alcune decine di euro e rischiare di ricevere una patacca, lo stesso rischio non lo trovo giustificato per per un equivalente altrettanto costoso e che forse dovrei anche adattare al modulo.
Un po' per necessità, un po' per sfida, decido di tentare la riparazione con componenti facilmente reperibili con l'obiettivo di ottenere un risultato soddisfacente con modifiche reversibili al modulo-oscillatore. Decido cioè di sfruttare i fori e le piste già presenti anche come supporti per una piccola scheda che ospiterà i nuovi componenti.
Ovviamente prima di passare alla realizzazione vera e propria spulcio i datasheet e verifico in linea di principio, con semplici calcoli, se possa generarsi uno scarto in frequenza apprezzabile nel caso in esame. Fatto ciò porto l'oscillatore sul banco di lavoro collegandolo ad un prototipo realizzato su breadboard e alimento il tutto con tensioni compatibili a quelle riscontrate sull'organo. Dopo alcuni tentativi non perfettamente riusciti (a causa di alcuni collegamenti errati) riesco ad ottenere ciò che avevo in mente.
Fisso in maniera stabile alcuni collegamenti ansioso di testare il tutto sull'organo: FUNZIONA!!!
Come da ipotesi fatte lo scarto in frequenza non è rilevabile nemmeno dall'accordatore; è andata alla grande! Assemblo il "mostro" cercando di non farmi prendere dalla fretta, lo aggancio attraverso conduttori di rame saldati a fori su piste non utilizzate e ricontrollo quasi incredulo che tutto funzioni.
Che soddisfazione! Ho ridato vita ad uno strumento destinato al bidone della spazzatura!
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